Storia

La Via Nomentana e la Via Salaria

090520101500Dalle catacombe romane ai colli e agli ulivi della Sabina

Descrizione

Itinerario Roma – Mentana – Palombara Sabina – Nerola – Monterotondo – Roma: circa km. 120

Nel territorio della provincia di Roma, i percorsi delle vie consolari Nomentana e Salaria si dirigono verso la Sabina e la vicinanza delle due grandi vie di comunicazione suggerisce la possibilità di seguire un percorso ad anello, con partenza e arrivo davanti alle mura di Roma.
La Nomentana lasciava le mura Aureliane di Roma non lontano dalla Porta Pia, struttura fortificata edificata al termine della via papale dallo stesso nome, resa celebre dall’entrata a Roma delle forze armate piemontesi nel 1870.  Dopo Villa Torlonia, ristrutturata da Giuseppe Valadier alla fine del Settecento, la Nomentana conduce a una delle chiese più interessanti della città: il complesso di Sant’Agnese Fuori le Mura fu fondato nel 342 al di sopra la sepoltura della martire Agnese uccisa sotto Valeriano.
Dal cortile, seguendo una scalinata della fine del Cinquecento ornata di frammenti architettonici e di epigrafi antiche si scende all’interno, dove il matroneo ed un mosaico risalgono a Onorio I. Al di sotto della chiesa si estende il dedalo delle catacombe di Sant’Agnese, molto ben conservate nella loro articolazione su quattro livelli, ma prive di immagini ed affreschi. Sempre parte del complesso è anche l’eccezionale mausoleo di Santa Costanza, fondato nel IV secolo, esempio raro a Roma di edificio a pianta centrale.
Superato il viadotto che scavalca l’insieme delle linee ferroviarie e della tangenziale, una discesa porta a raggiungere i resti del ponte romano sul quale la via Nomentana scavalcava il corso del fiume Aniene. Della costruzione originaria rimane una sola arcata integra, su cui è stata aggiunta una sopraelevazione d’età medievale.
Nel territorio della Riserva Naturale Nomentum si trovano tracce delle mura della città meta della via Nomentana e anche dei tratti del basolato dell’antica strada e, finalmente, il paesaggio può apparire simile a quello del passato, tra boschi e animali che si muovono lentamente al pascolo.
Oltre che per la presenza dell’antica città cui deve il suo nome, Mentana è legata alla storia di una battaglia che fu molto importante per le sorti di Roma in epoche decisamente più recenti. La battaglia fu combattuta in questi paraggi da più di 10.000 soldati francesi e pontifici e 4.700 garibaldini il 3 novembre del 1867 e avrebbe posto termine alla Campagna dell’Agro Romano, l’ultima condotta dal generale e dai suoi volontari.
Per questo motivo proprio a Mentana, nel cuore del centro storico, si trova il monumento dedicato ai dei caduti della battaglia e, nei pressi, il Museo della Campagna Romana espone cimeli, testimonianze storiche e dipinti dedicati all’esercito garibaldino, ai suoi combattenti e ai suoi generali.
Lasciata Mentana e toccate le terme di Cretone si giunge all’abbazia romanica di San Giovanni in Argentella e poi a Palombara Sabina che conserva l’impianto medievale e, al di sopra della piazza Vittorio Veneto, il Castello Savelli, oggi sede comunale, con una alta torre del IX secolo. Ancora più a nord, meritano una sosta i borghi di Moricone, con un castello dei Savelli, Montelibretti dominato dal castello Orsini e Nèrola.
Tornando verso Roma lungo la Salaria, una breve deviazione conduce a Monterotondo, che dall’anno Mille è stato un feudo dei monaci della basilica di San Paolo, per poi passare nelle mani di diverse nobili famiglie dell’aristocrazia romana. Si entra attraverso la porta dedicata a Garibaldi che, nel 1867, conquistò con i suoi uomini Monterotondo; poco più in alto, si trova la chiesa della Madonna delle Grazie e, proseguendo da piazza della Repubblica per via Giovagnoli si giunge alla scalinata che porta al Palazzo del Municipio. Qui, dove sorgeva una antica rocca, gli Orsini fecero costruire la struttura, che venne poi ampliata e decorata dai Boncompagni e dai Barberini, al cui piano terreno si trova un portico su sei arcate, in parte murate, del XV secolo.
Poco prima di superare l’anello autostradale del Grande Raccordo Anulare, il corso del Tevere sulla sinistra della Salaria appare più ampio: qui ha sede la diga di Castel Giubileo, grande struttura costruita per fornire energia a una centrale idroelettrica nei primi anni Cinquanta. La consolare supera quindi il corso del fiume Aniene sul ponte Salario, oggi moderno ma probabilmente edificato nello stesso sito dell’antico ponte romano, che ebbe una storia lunga e travagliata.
Sulla destra della consolare si trova l’altura di Monte Antenne ai cui piedi sorge la Moschea di Roma, progettata insieme al suo centro culturale islamico da Paolo Portoghesi e Vittorio Gigliotti. A fianco della Salaria entrambe vennero edificate in epoca romana numerose sepolture e mausolei, che in alcuni casi sono ancora visibili. L’unica catacomba rilevante di questo tratto della via Salaria è quella dedicata a Priscilla, una matrona appartenente alla gens Acilia.

Storia

L’attuale Via Nomentana ricalca, in gran parte, il tracciato di quella antica, prendendo il nome dall’antica  città di Nomentum, identificata presso i Casali di Mentana. Fu in uso fin dall’epoca arcaica come strada di transumanza e di collegamento tra le città del Lazio e, in un primo tempo, venne chiamata Via Ficulensis, poiché conduceva a Ficulea, un abitato antichissimo conquistato da Romolo e poi scomparso. In epoca arcaica usciva dalle mura serviane da porta Collina, oggi scomparsa, mentre dopo la costruzione delle mura aureliane, nel III sec. d. C., attraversava la porta Nomentana, nei pressi dell’attuale Porta Pia. Al di fuori delle mura, il percorso proseguiva su un poderoso viadotto in opera quadrata di tufo, mantenendosi sulla sinistra della strada moderna fino alla basilica di Sant’Agnese. Intorno a questa si sviluppò un grande complesso costituito anche dalle catacombe e dal mausoleo di Santa Costanza, eretto agli inizi del IV secolo da Costantina (o Costanza), figlia di Costantino. Poco oltre, in piazza Elio Callistio, si erge la cosiddetta Sedia del Diavolo, mausoleo di epoca antonina appartenuto al liberto di Adriano, Callistio. La via attraversava poi il fiume Aniene su Ponte Nomentano, realizzato nel II sec. a. C. con struttura a tre arcate, successivamente rinforzato con torri. Superato l’Aniene, la strada attraversava la collina di Monte Sacro con un rettifilo da cui si staccavano due strade, perpetuate dalle attuali via delle Vigne Nuove e da via della Bufalotta, che giungevano aCrustumerium.
All’altezza del km 9,200 dell’attuale Nomentana, si trova un mausoleo di età antonina (II sec. d. C.), chiamato Torre Spuntapiedi o Torraccio della Cecchina, trasformato durante il Medioevo in torre di guardia. Proseguendo per circa 3 km (km 12,00), presso un distributore di benzina, è visibile un lungo tratto del basolato della via antica per poi giungere alla basilica di Sant’Alessandro con le catacombe attigue, il cui nucleo originario risale al III sec. d. C. Poco distante si trova il mausoleo del Torraccio di Capobianco, risalente ad età augustea. All’altezza di Coazzo si staccava un diverticolo, oggi corrispondente alla via Palombarese, che portava al centro di Ficulea, identificato presso la collina di Marco Simone Vecchio. Al km 19 si trova il mausoleo della Torricella o Torre Mancini, una costruzione circolare alta più di 9 m, riutilizzata nel medioevo con la funzione di torre di avvistamento.
Poco prima di giungere a Nomentum si trovano i resti di un imponente muro di contenimento della strada, scandito da nicchie e contrafforti. La tradizione attribuisce la fondazione di Nomentum ad Albalonga e ne riferisce l’appartenenza alla Lega Latina, che fu definitivamente sottomessa da Roma nel 338 a. C.. Solo successivamente la via fu prolungata attraverso la collina di Torretta, il monte delle Cellette, le pendici del Monte Oliveto e del monte Cannetaccio, fino a raggiungere con un rettifilo la città di Eretum per poi congiungersi con la via Salaria Vetus

La Via Salaria, di origine antichissima, deriva il proprio nome dalla sua funzione originaria, legata al commercio del sale, che veniva trasportato dalle foci del Tevere fino all’Adriatico. L’importanza del controllo sulle saline fu tale da spingere alla guerra Roma e Veio, con la conseguente distruzione di quest’ultima (396 a. C.). L’importanza strategica dell’arteria, in uso fin dall’età protostorica, è testimoniata dai diversi trattati che regolarono i rapporti tra Latini, Sabini e Piceni per assicurare il transito del prezioso bene. Originariamente la strada si fermava probabilmente a Rieti (Reate) e, solo successivamente, fu prolungata fino all’Adriatico in seguito alla conquista della Sabina nel 290 a. C. e alla successiva fondazione della colonia latina di Firmum (284-283 a.C.), nel territorio dei Senoni. A tali eventi seguì una riorganizzazione del tessuto viario del tratto iniziale che collegava Roma all’interno.
Interventi di manutenzione stradale operati già alla fine del II sec. a. C., come il viadotto di Rieti, lasciano supporre che la via fosse già ben strutturata in quell’epoca, anche se una completa e organica sistemazione si ebbe solo con Augusto. La via Salaria, il cui tratto meridionale era costituito dalla via Ostiense, usciva dal circuito serviano attraverso Porta Collina e superava le mura aureliane da Porta Salaria che, restaurata nel VI sec. d. C. da Belisario e da Narsete, fu completamente demolita nel 1871.
Da qui, la via risaliva la valle del Tevere fino a Cures (vicino Passo Corese), attraversava il territorio sabino, valicava l’Appennino sotto il Terminillo e percorreva il territorio piceno fino ad arrivare a Castrum Truentinum (Porto d’Ascoli).
La strada moderna ricalca quasi interamente il percorso antico e, lungo il primo tratto, si conservano pochi monumenti a causa degli interventi edilizi moderni. Proseguendo verso nord si conservano una serie di sepolcreti antichi, tra cui quello di Trasone (ad S. Saturninum), la catacomba dei Giordani o di Sant’ Alessandro e le celebri catacombe di Priscilla. Riprendendo il percorso, la via Salaria fiancheggiava Villa Ada per superare l’Aniene sul Ponte Salario, nel punto di confluenza con il Tevere. Il passaggio era controllato in epoca arcaica dall’abitato latino di Antemnae, oggi Forte Antenne. Il ponte presentava originariamente una grande campata centrale, con archivolto in travertino, e due archi minori in tufo di Fidene. Subito dopo il ponte, si incontra la Torre Salaria, edificata nel XII secolo sui resti di un mausoleo romano, detto di Mario. Da qui la strada procedeva con un rettifilo verso Fidenae, attraversando la piana del Tevere; tuttavia, nulla si conserva dell’antico centro, fedele alleato dei Sabini e di Veio e costantemente in lotta con Roma.
Sulla collina tufacea della Marcigliana Vecchia è stato invece identificato il sito di Crustumerium, importante centro latino che raggiunse l’apice del suo sviluppo tra il VII e il  VI a. C..
Il percorso proseguiva sempre ad est dell’attuale Salaria verso le alture ad ovest di Monterotondo, dove, all’altezza del km 26 della via moderna, sorgeva Eretum, per il quale è stata proposta l’identificazione in località Casacotta, nel comune di Montelibretti. Subito dopo, la Salaria si congiungeva con la via Nomentana.